Carota di Chioggia
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Carota di Chioggia

Termine dialettale: Garata o Ragata de Ciosa;

Genere e specie: Daucus carota L.; * subspecie sativus (Hoffm.) (Carota comune);

Famiglia: Umbelliferae;

Botanica: forma biologica = Emicriptofita biennale raramente Terofita scaposa; a volte annuale, alta 4-7 dm. Fusto eretto, ispido per peli riflessi, ramoso in alto. Foglie basali 2-3 pennatosette a contorno lanceolato lunghe circa 10 cm, le cauline 2 pennatosette. Ombrelle a 20-40 raggi; brattee 7-10; petali bianchi arrotondati di circa 1 mm; frutto ovoide, irsuto di setole subspinose. Fiorisce da aprile ad ottobre.

Distribuzione: dall’area eurasiatica si è diffusa in quasi tutte le parti del mondo su incolti, lungo le vie e prati aridi dai 0 ai 1400 m. Comunissima in tutto il territorio italiano.

Storia e tradizione: il tipo coltivato si è formato nel Medio Oriente, probabilmente dall’incrocio tra i ceppi delle subspecie carota x maximus (Desf.); nota ai Greci ed ai Romani, ma spesso confusa con la Pastinaca, solo nel Medio Evo la sua coltura si è diffusa nell’Europa occidentale, dove per ibridazione e selezione si sono ottenute le cultivar attualmente in coltura anche da noi. Nel Mercato Ortofrutticolo all’ingrosso di Padova nel maggio del 1980 il prezzo delle “carote novelle di Chioggia” venne quotato 660 lire al Kg rispetto alle carote di altre provenienze che arrivarono a 500 lire al Kg.

Descrizione: La coltivazione della carota è strettamente legata ai terreni sciolti sabbiosi della fascia litoranea.

Nel giro di qualche decennio dall’area di produzione originaria degli orti litoranei di Chioggia, alla ricerca di nuove superfici adatte alla meccanizzazione si, è passati ai territori sabbiosi del rodigino, a quelli del ferrarese fino al ravennate, ove operano anche moti orticoltori di Chioggia. Predilige terreni sciolti, possibilmente sabbiosi, livellati, profondi, ben drenati ed abbastanza salini con un buon tenore di sostanza organica.

Un tempo la semina della carota si faceva a spaglio, mentre ora la si fa solo con seminatrici di precisione a file semplici o binate. La semina autunnale per ottenere raccolte primaverili anticipate è una pratica ormai in disuso. La semina che va per la maggiore è quella di fine inverno, fino a tutto febbraio per la coltura forzata, oppure a marzo per quella in pieno campo. Per la forzatura si può utilizzare la pacciamatura bassa di nylon trasparente forato disteso raso terra, oppure sotto i tunnellini. All’arrivo della bella stagione si procede prima con l’acclimatamento della coltura aprendo la pacciamatura per permettere all’aria di entrare, poi successivamente con la rimozione del film pacciamante. Un’altra possibilità è quella di ottenere produzioni a cavallo tra l’autunno e l’inverno mediante la semina in pieno campo nel mese di luglio. Una pratica tuttora comune è quella della distribuzione di letame in copertura cioè sopra la coltura, sia in pre-emergenza che in post-emergenza, con lo scopo di creare un letto di letame così da impedire che la sabbia possa essere trasportata dal vento ed arrechi danni alle giovani piantine. In effetti la sabbia essendo costituita principalmente da silice è un substrato duro che strofinato è capace di incidere e scalfire superfici più tenere, perciò un flusso continuo di sabbia che vola ad una certa velocità è capace di tagliare i tessuti verdi della piante. Di solito le giovani carote vengono recise a livello del colletto. La raccolta delle carote viene fatta esclusivamente con l’ausilio di macchine operatrici raccoglitrici, ma fino a vent’anni fa veniva fatta esclusivamente a mano. Da un ettaro di carote di norma si ricavano 450 quintali di prodotto.

Caratteristiche merceologiche: nel mese di maggio fino a metà giugno, in tutti i mercati italiani non vi è carota migliore e più fresca di quella chioggiotta. Le cultivar “Sottomarina” e ”Chioggia” tanto apprezzate negli anni ’60 sono scomparse ormai da tempo, per lasciare il posto ai primi ibridi della tipologia “mezzo lungo nantese” ed ora alle più produttive varietà lunghe “Napoli” e ”Bolero”. Nonostante che siano scomparse le varietà tradizionali, le nuove cultivar non hanno alterato quelle che erano le caratteristiche gustative originarie, semmai hanno contribuito a migliorarle.

La carota di Chioggia presenta forma regolare, slanciata, lunga ed affusolata, di aspetto vivo e brillante, con colorazione intensamente aranciata, priva di legnosità, sapore delicatamente aromatico, buona omogeneità tra corteccia e cuore centrale della radice in relazione al grado di maturazione. Al momento del consumo, dopo le diverse fasi di lavorazione e confezionamento, le carote devono presentare le seguenti caratteristiche: deve essere sane, pulite, consistenti, cioè fresche e croccanti, turgide e prive di ogni inizio di ammollimento, senza spaccature, screpolature o danni da gelo, esenti da parassiti, mai legnose, mai biforcute e prive di radici secondarie, non devono presentare forma irregolare o contorta, prive di ogni umidità esterna eccessiva, nel confezionato è ammessa solo la leggera umidità della condensa del frigo ed esenti da odori o sapori estranei. La calibrazione viene fatta secondo i parametri fissati dalla normativa comunitaria sulla qualità dei prodotti normabili. Il contenuto di ogni imballaggio deve essere uniforme ed omogeneo, contenente prodotto della stessa varietà, origine, qualità, calibro, colorazione e grado di maturazione.

Fino agli anni ’60 la carota veniva venduta principalmente a Venezia tramite trasporto lagunare, poi in pochi anni è diventa la coltura lider di tutto il comparto orticolo chioggiotto, la coltura più prodotta e venduta in tutto il territorio europeo. Da diversi anni la produzione media nel Veneto si aggira sui 300.000 quintali annui, di cui circa la metà vengono prodotti a Chioggia e la restante metà nei territori litoranei della vicina provincia di Rovigo. La produzione della carota è ormai esclusiva di poche e grosse aziende orticole altamente specializzate. Negli anni è divenuta una coltura industrializzata, dove tutte le operazioni colturali sono meccanizzate; segue dei canali di vendita propri, con accordi diretti tra i produttori e le grosse catene di distribuzione e di mercato. Le carote prima di essere immesse sul mercato vengono lavate, selezionate, confezionate, frigoconservate e poi vendute.

Proprietà terapeutiche: è molto nutritiva in quanto ricca di sali, vitamine e zuccheri (levulosio e destrosio) di facile assimilazione perciò indicati nelle diete dei diabetici. Inoltre è tonica, mineralizzante, diuretica e rinfrescante. Favorisce le difese naturali dell’organismo, aumenta il numero di globuli rossi nel sangue e l’emoglobina. Ottima nei casi di dissenteria infantile, cotta è decongestionate e regolarizza le funzioni intestinali. L’elevato contenuto della vitamina beta-carotene fa aumenta la concentrazione di melanina nella pelle aumentandone l’abbronzatura e proteggendo la pelle dalle scottature dei primi raggi solari. Per uso topico è indicata contro scottature, screpolature e le piaghe della pelle. In cucina viene usata come pochi altri ortaggi in moltissime pietanze, costituendo la base per moltissime ricette dall’antipasto al dolce.

Valori nutrizionali: per 100 g di prodotto fresco;

0 Commenti disabilitati su Carota di Chioggia 971 04 aprile, 2013 Prodotti aprile 4, 2013

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